CASINÒ RECENSIONE

Scorsese sceglie ancora una volta, come in "Quei bravi ragazzi", la strategia della voce fuori campo. Che cosa significa tutto questo?

Casinò com recensione – 68723

Recensione Casinò : 1995

Stavolta, ritiene, la Universal lo vuole adoperare come strumento di marketing, vuole agitare al mondo che si sta realizzando un film di gansgter che ha come marchio di fabbrica lo caratteristica scorsesiano già visto in "Mean Streets" e in " Quei bravi ragazzi ". Ed è interessante notare il contrasto tra gli spazi chiusi, approssimativamente claustrofobici, spesso ripresi in notturna, della città, e la vastità del abbandonato circostante, arioso e solare, in cui sono invero destinati a perpetrarsi i crimini più spietati, le feroci esecuzioni malavitose. Lui sempre più integrato in quel mondo che si sta confondendo con la televisione, la pubblicità, la corruzione; lei sempre più lontana dallo sfarzo esibito, dalle pettinature glamour, aguzzo al tragico epilogo in una alloggiamento d'albergo. Sono vere? Un "prologo" affinché precede un lungo flashback che ci porta indietro di dieci anni, insieme Ace che viene incaricato dalla criminalitа organizzata di gestire il Tangiers, ciascuno dei più importanti casino della città: l'uomo verrà affiancato dall'amico Nicky Santoro, boss psicologicamente instabile che creerà non pochi problemi ad Ace, che caccia faticosamente di portare la sua attività sui binari della legalità.

Ondacinema

Aneddoto circolare, movimenti avvolgenti De Niro e Pesci, tornati entrambi a lavorare insieme Scorsese, riescono ad aderire pienamente ai loro due personaggi. Con i primi due il maestro newyorchese appaga la sua voglia di novità e la ricerca di un intimo rapporto insieme la macchina da presa, con gli altri due rientra dai probabili scarsi introiti commerciali con la casa di produzione. La loro vicenda mafiosa si era sovrapposta e intersecata con quella di un grande appassionato di divertimento d'azzardo che da loro aveva ottenuto la fiducia per gestire l'impresa quella legale. Nel fulminante incipit prima dei titoli di testa hitchcockiani affidati adatto a chi di Hitchcock ha corretto i titoli in diverse occasioni, parliamo di Elaine e Saul BassSam parla della difficoltà di trovare l'amore autoritario cui affidare la propria vita, una digressione su una propria aspirazione affettuoso che verrà poi drammaticamente frustrata dal corso degli eventi. Il primo abbandona la propria maschera poliforme e si mimetizza in un uomo che, seppur reduce da un passato di piccola e variegata criminalità, anela alla normalità e al successo trasparente: una arte che lo distingue nella società, l'accettazione dell'opinione pubblica, una donna bellissima e travolgente che lo ama e lo rispetta.

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